La nostra storia

Il coro a mille voci degli ultimi due secoli di storia d’Italia ha attraversato le spesse mura dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, la cittadella monastica del XVII secolo, con le sue leggende sulla peste del 1656, sul vicerè Pedro da Toledo, sulle sepolte vive del 1890; soprattutto una storia che ha dai suoi inizi una donna come protagonista: Orsola Benincasa e la “vocazione” alla formazione dei giovani.

Il Suor Orsola del XVII secolo vede la presenza di un ordine di clausura femminile sotto la protezione dei Teatini (l’ordine fondato da San Gaetano da Thiene nel 1524, attivo a Napoli nella basilica di San Paolo Maggiore) accanto alle Oblate (che già allora si occupavano di formazione).

Il nucleo dell’antica cittadella è ancora oggi perfettamente conservato nel bellissimo claustro – con le sue maioliche del XVIII secolo, appartenenti alla bottega del chiostro di Santa Chiara – e nella scenografica Chiesa dell’Immacolata, che custodisce la tomba della venerabile Orsola Benincasa.

In questa antico racconto irrompe tuttavia una storia più moderna, legata alle vicende e ai profondi mutamenti dell’Italia unita, quando, per sfuggire alla legge sulla soppressione degli ordini religiosi, la cittadella di Suor Orsola divenne una scuola gratuita per fanciulle bisognose, in coerenza con la politica umanistica e laica del nuovo Stato.

La cittadella di Suor Orsola Benincasa è dunque riconosciuta Opera pia a carattere laicale e, dal 1861, viene denominata Ritiro di Suor Orsola Benincasa.

Nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo, molte donne appartenenti alla nobiltà e all’alta borghesia napoletana seguono con affetto e dedizione l’andamento delle scuole, formando se stesse e le giovani alla carità, all’istruzione, al lavoro. Intanto il numero delle allieve è pari a quello richiesto dai regolamenti della Pubblica Istruzione.

Le scuole del Suor Orsola si caratterizzano sempre di più per l’ attenzione straordinaria data alla formazione culturale, alla manualità e alla qualità del prodotto artigianale. Tutti i corsi rispecchiano i dettami più avanzati della cultura pedagogica e tecnicistica del tempo: dalla telegrafia alla manifattura dei fiori artificiali, alla pratica amministrativa.

Il 1890 vede risorgere le leggende, con il quotidiano “Roma” che racconta della visita delle autorità prefettizie e giudiziarie nei locali dell’eremo. Si narra di “sepolte vive” e dello strappo di un velo: storie che porteranno Matilde Serao undici anni dopo a scrivere il romanzo L’anima semplice Suor Giovanna della Croce.

Nel 1891, una di quelle dame visitatrici, la principessa Adelaide del Balzo Principessa di Strongoli (1843-1932), “ministro della cultura” della monarchia umbertina e protagonista della stagione segnata dalle personalità di D’Annunzio, Giolitti, Crispi, Carducci, farà delle scuole di Suor Orsola il segno dell’avanguardia europea nel campo della formazione.

Grazie alla preziosissima collaborazione di Maria Antonietta Pagliara, la principessa affianca alle scuole la fondazione del Magistero, oggi Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”.

La storia delle scuole è segnata da continue innovazioni: la sezione di Lavoro manuale, i corsi professionali, la pratica amministrativa, il pareggiamento alla scuole normali governative del Regno.

Nel 1898 la scuola è riconosciuta Ente morale avente per unico scopo l’istruzione.

Nel 1901 avviene il pareggiamento del Magistero ai Regi Istituti di Magistero Superiore di Roma e Firenze.

Nel 1945, Benedetto Croce (già membro del Consiglio direttivo dei Reali Educandati di Napoli, diventandone poi Regio Commissario e Presidente) entra nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Suor Orsola Benincasa.

La storia delle Scuole e del Magistero negli anni ’50 e ’60 vede ancora protagonista una donna: Erminia Capocelli (1890-1972), segretaria dell’Istituto dal 1909, nel 1946 suo Direttore Amministrativo. Chi l’ha conosciuta la ricorda come una donna di infinta dolcezza ma forte e determinata. Oggi porta il suo nome la biblioteca dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa (fondata nel 1895) e una bella epigrafe sulla rampa storica ne tiene viva la memoria.

Intanto, se l’Istituto Magistrale si apriva a una nuova sperimentazione – il Liceo d’Arte (dal 1996) – erano già nati il Liceo Classico (1975-89, poi riattivato nel 2006) e il Liceo Linguistico (dal 1984).

Oggi i Licei sono caratterizzati, nella loro specificità, da un forte legame con i Corsi di Laurea in Lingue e Letterature Europee, Conservazione dei Beni Culturali, Restauro, Scienze della Comunicazione e Scienze della Formazione e, più in generale, con la formazione universitaria.

L’attenzione, oggi come ieri, è data tanto a un’ attenta formazione culturale quanto a un’intensa attività pratica grazie a laboratori di archeologia, di teatro musicale, di giornalismo.

La scelta di avere un’unica sezione per singolo Liceo segnala, da parte dei docenti, la volontà di seguire da vicino i ragazzi, di “chiamarli per nome” per orientarli il meglio possibile al futuro sviluppandone al meglio potenzialità e talenti.

Gli antichi ideali di libertà e di progresso volti a “illuminare la coscienza”, continuano insomma a guidare il cammino di tanti giovani campani; e ciò all’interno di uno spazio fitto di capolavori che gli studenti sono abituati a frequentare sin da giovanissimi: dalla Sala degli Angeli che accoglie molte attività degli allievi abbracciandoli con i suoi capolavori barocchi, al Museo Storico Universitario, alla Raccolta d’Arte Pagliara, al Museo delle Scienze.

Una gran pianta che nasce dalla scuola verticalizzata – materna, elementare e media – che dalla fine del XIX secolo, seguita a far fronte ai continui mutamenti della società senza smettere di essere il primo baluardo di quella cultura di cui è segnacolo l’Istituto Suor Orsola.

Per saperne di più

  1. AAVV, L’Istituto Suor Orsola. Un secolo di cultura a Napoli, 1895-1995, Napoli 1996.
  2. AAVV, Istituto Suor Orsola Benincasa. Museo storico-universitario, Roma 2004.
  3. V. Fiorelli, Una santa della città, Napoli 2001.
  4. L. Trama, Un’Opera Pia nell’Italia unita, Napoli 2000